Music Time: Murubutu – Sull’Atlantico

More than rap

Waves: wind, water, thoughts.

Alessio Mariani, known as Murubutu, is not your regular rap artist. He is probably the most widely know member of a movement that in recent years has been sweeping the Italian rap community. Together with his crew, La Kattiveria, and other authors from all around Italy, Murubutu offers a different approach to a genre that is stereotyped to be just a way for showing off bad-assery and to talk about a closed set of topics, like drugs, money, girls and crime.

Instead, Murubutu, who outside the stage is a philosophy professor in a lyceum of Reggio Emilia, takes the tools of rap and uses it to do storytelling. Through rhymes and spoken rhythms he brings his audiences in places of history and fantasy, to visit people all around the world and discovery stories that inspire, amaze and touch the listeners.

Murubutu published three albums so far, all of them inspired by a theme. The first one, La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane, draws the most from pure storytelling, since the transition between one song to the other is marked by the sound of turning pages, as if instead of listening to an album we are in front of a father\grand-father reading us stories from everywhere.

The following album, Gli ammutinati del Bouncin’, is all focused on the sea. Waves upon waves bring us from pirates to migrants, from fishermen to children playing on beaches.

His latest album, L’uomo che viaggiava nel vento e altre storie di brezze e correntiis inspired by the wind. Many of the songs of this album are named directly after some of the most famous winds blowing in the Mediterranean Sea, while others present lives of men who have been directly or indirectly determined by how winds were blowing.

The song we are going to listen comes from Murubutu’s second album. Its title is Sull’Atlantico, and it is a touching story of Italian migrants that draws parallels between the past of Italians as migrants and the contemporary migrant facing dangers and death to cross the Mediterranean Sea.

Enjoy!

Sull’Atlantico

Una storia d’altri tempi, una storia di ‘sti tempi…

-Dammi un abbraccio,  due baci, qua ognuno fa quello che può..

Prendi coraggio e una sciarpa…..farà freddo a Nuova York…-

Gianni come molti partiva dal molo più a Sud,

la nonna gli parlava con gli occhi: – non ti rivedrò mai più…-.

Non era ancora un uomo ma aveva braccia e polpacci forti

e il sogno del nuovo mondo come altri compatrioti

che vedevano nell’America una vita senza fame e

bastavano due settimane per raggiungerne i porti

e lo videro sparire sulla strada cantoniera,

tra le vigne e i gelsi bianchi già sepolti dalla sera,

strappò col destro un cimo corto di olivo acerbo e

lo aveva ancora in tasca quando arrivò al porto di Palermo.

Guardò lo sterno in ferro della nave sulle acque,

nelle tasche un biglietto per l’inferno della terza classe.

-Un bacio a te mamma, la nave qua è già fra le onde,

tu che hai preferito piangermi nella distanza più che nella morte-.

Rit: e quanti anni sono? sono tanti anni fa. …

e quanto campa un uomo? non così tanto man..

non sono solo sai i porti degli altri, i corpi degli altri, i morti degli altri…

e quali anni sono? Questi anni qua…

e quanto vale un uomo? Quanti anni ha…

non sono solo sai i mondi degli altri, si scaldano al sole qui i volti  migranti

I migranti ora pregano, stipati nei loro giacigli,

sono i dannati sull’oceano come De Amicis,

due settimane di agonia fra i pianti dei figli,

qualcuno muore di malattia, volano in mare i corpi dei villici.

Lo scafo apre le acque come una forbice,

bagna di sale i molti volti esausti sul ponte,

dopo tutto il giorno passato a fissare l’orizzonte

hanno le rughe degli occhi con la forma dei contorni della  coste.

Poi l’arrivo là all’alba e a Gianni  pare ormai fatta,

la massa canta quando la nave attracca a Manhattan,

attacca la pancia all’attracco e calma rovescia la calca

che passa sotto lo sguardo di ogni guardia di Ellis Island.

Ma il sogno del luogo si incrina già sul nuovo molo

-Hei men! – Gianni è un uomo solo fra tanti e solo un uomo,

c’è un manifesto monocromo che parla di loro,

c’è scritto: -Zio Sam attento alla nuova orda dei ratti italiani sul suolo!-

Gianni lavora a ore, come scaricatore navale,

dorme testa-piedi con altri dieci in un monolocale,

quando si corica stanco, si gira di lato e scrive di fiato:

-cara madre non è questo il paese che avevo sognato..-.

Passa mesi nei porti, mette da parte dei soldi,

negli anni il “dago” diventa Gianni e Gianni diventa Johnny,

ora che ha i fondi in tasca scappa dai bassifondi

sposa un paesana, compra una casa nel Wisconsin;

ora ha una piccola ditta che taglia legname

ma 30 anni sono molti e pensare a casa lo fa stare male,

così solca l’oceano e ritorna alla patria Trinacria,

dove i fiori di bouganvillea sembrano farfalle di carta.

Gianni sulla spiaggia di casa, sotto il sole che scalpita,

guarda il mare che guarda la costa che guarda l’Africa

poi all’orizzonte scorge un barcone, è fitto di corpi e dolore,

Gianni rivede sé stesso: il migrante ha un solo colore, un solo nome.